Martedì 20 febbraio alle ore 11,30 a Roma, presso La Redazione – Scomodo (via Carlo Emanuele I, 26) si terrà la presentazione di Tax for Humanity


Al centro ci sarà una conversazione tra le firmatarie dell’appello Diletta Belotti (giornalista e attivista), Susanna Fioretti (fondatrice di NOVE ed esperta in cooperazione umanitaria), Nogaye Ndiaye (scrittrice e attivista), Luisa Passerini (storica dell’età contemporanea e scrittrice) e Valentina Sbrescia (Scomodo) sul tema Cura collettiva e diseguaglianze. La conversazione sarà preceduta da un’introduzione al progetto di Tax for Humanity, tenuta da Leonardo Caldana, Davide Ferazza e Dario Pasquini, promotori dell’iniziativa.

A un certo punto – ormai alcuni anni fa – abbiamo realizzato che c’era la possibilità di cambiare le cose. Come noi, anche altre realtà hanno preso coscienza di questo potenziale.

Man mano che passano le settimane, dopo che – da circa sei mesi – stiamo concretamente mettendo in pratica l’iniziativa, entriamo in contatto con persone diverse, che arricchiscono questo percorso. Le pratiche dell’ascolto e del dialogo sono costituenti delle iniziative umanitarie, ma dovrebbero esserlo, più in generale, del nostro (umano) rapporto con il mondo, una parola che può avere significati diversi a seconda di chi la pronuncia, e di chi la immagina.

Con Tax for Humanity abbiamo scelto di intraprendere una strada di attenzione e di cura collettiva nei confronti dei milioni di persone che ogni anno rischiano di morire di malnutrizione, di malattie facilmente curabili, ma anche a causa di discriminazione politica, etnica, sessuale o religiosa. Pensiamo che i “doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”, proclamati dall’articolo 2 della Costituzione italiana, dovrebbero valere anche al di là dei nostri confini. E siamo convinti che questi doveri possano essere tradotti in un aiuto tangibile che dalle cittadine e i cittadini dei paesi democratici ad alto reddito arrivi a chi, nei paesi a basso reddito  o nei paesi dittatoriali, rischia di morire per cause evitabili.  Il carattere transnazionale e, come si definisce in filosofia, “cosmopolita” della nostra iniziativa, il suo tendere, cioè, verso ciò che accade al di là dei confini di uno specifico paese o gruppo di paesi, è qualcosa di cui siamo particolarmente orgogliosi.

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Siamo anche consapevoli che per dare un’applicazione efficace alla nostra proposta sarà necessario il coinvolgimento di esperti in vari campi, dall’economia al diritto, dall’alimentazione alla medicina. Sarà infatti fondamentale identificare tramite studi condotti ad hoc organizzazioni, nazionali o internazionali, di comprovata affidabilità, per evitare che i fondi raccolti cadano nelle mani sbagliate.

Con questa riflessione vogliamo porre la nostra proposta all’interno di una vasta rete di iniziative che stanno nascendo in questo periodo storico e che sentiamo come complementari al percorso di Tax for Humanity. Pensiamo ad esempio a The cost of extreme wealth, un’iniziativa promossa da persone molto abbienti, che in occasione del Forum economico mondiale di Davos ha inviato una lettera aperta ai leader di alcuni paesi per chiedere di essere tassati di più dai rispettivi sistemi fiscali. Oppure all’iniziativa Tax the Rich, che invita la Commissione Europea ad introdurre un’imposta sulle grandi ricchezze i cui proventi siano impiegati per combattere il cambiamento climatico e le disuguaglianze.

Noi di Tax for Humanity riconosciamo che la drammatica situazione vissuta da milioni di uomini, donne e bambini su scala globale spesso dipende dall’effetto dell’uomo sull’ambiente, e che il cambiamento climatico è parte del problema in modo sistemico: la migrazione per cause ambientali ne è una delle più grandi evidenze. In questo senso, il nostro team condivide non solo il metodo, ma anche gli obiettivi di iniziative come Tax the Rich e The cost of extreme wealth, che vediamo come alleate e non come competitors. Siamo convinti, infatti, che lo strumento della tassazione sia il più solido per garantire un aiuto tangibile a chi soffre.

Allo stesso tempo, ci sentiamo di evidenziare che la redistribuzione della ricchezza non è sufficiente se attuata all’interno di singoli stati, o gruppi di stati, di per sé già ricchi. Per questo invitiamo i nostri compagni e le nostre compagne di strada a considerare di adottare come noi una prospettiva transnazionale e cosmopolita, che preveda un aiuto concreto anche a chi, fuori dai “nostri” confini, rischia di perdere la vita per cause evitabili.

24 ottobre 2023

Tax for Humanity